Allora … parto da un presupposto di base. So perfettamente di non essere una persona esattamente facile da gestire; sono fortemente indipendente, mi piace avere la mia libertà e preferisco non dover rispondere agli altri delle mie azioni. Forse a volte pecco di presunzione e spesso mi aggrappo alle mie verità per orgoglio, e non perché siano veramente tali: ma c’è da dire che la verità assoluta non esiste, e cambia di persona in persona, di cultura in cultura. E’ vero che esiste il buon senso, ma anche questo è un concetto abbastanza difficile da definire.
Tutta questa premessa…perché? Iniziamo dal principio. Qualche mese fa un mio amico spagnolo, Adrian, mi ha chiamato e mi ha detto che sarebbe arrivato in Giappone l’11 Novembre; era una vita che non lo vedevo, e volevo aiutarlo ad ambientarsi nei primi giorni di permanenza in loco, perciò ho chiesto alla famiglia se sarebbe potuto rimanere a dormire a casa per un paio di giorni. Nessun problema, risposta positiva.
Più in là, Adri mi spiega di non sapere ancora perfettamente il giorno dell’incontro con la famiglia nella quale avrebbe risieduto per le seguenti tre settimane, perciò chiedo nuovamente se ci fossero problemi per farlo rimanere una notte in più. In questo caso, dopo un breve consulto, Okaasan mi spiega che lei ed Otousan avrebbero preferito di no: non ho appreso perfettamente il motivo ma ovviamente non ho discusso dato che, in fondo, seppur pagando, sono ospite anche io in questa casa, e non mi sarei mai permessa di fare storie.
Adri è arrivato tre giorni fa, e tutto è andato perfettamente fino ad ieri sera, quando sono cambiati leggeramente i piani, visto che, invece di incontrarsi con la famiglia domenica alle due del pomeriggio, l’orario era stato modificato per le sei della sera: tutto ciò è cambiato sabato alle tre di notte, perciò ho lasciato un biglietto alla mia famiglia spiegando che non saremmo andati via presto ma che, semplicemente, saremmo usciti di casa un po’ più tardi, ma senza infastidirli, dato che avremmo pranzato fuori casa. Cosa potevo fare, svegliarli nel bel mezzo della notte per dargli la notizia? Aggiungo che, nel corso della giornata, Okaasan mi spiega che Adri sarebbe potuto rimanere un’altra notte (non ho ancora capito la ragione per la quale abbia cambiato idea così all’improvviso, però…vale…): le ho spiegato che non era necessario e che potevo trovargli un’altra sistemazione, ma lei ha insistito, perciò….ho accettato serenamente.
Il giorno dopo…..SCENATA NAPOLETANA IN STILE GIAPPONESE. Mi bussano in camera, scendo, e con una faccia a dir poco spettrale mi colpevolizzano di non averli avvisati e di aver cambiato troppo i piani, aggiungendo che dovevamo lasciare casa presto, perché quello era quanto era stato pattuito. Io giuro su qualsiasi cosa al mondo che è stata la situazione che più ho stentato a capire in tutta la mia vita: cercavo la connessione del mio cervello per collegarlo all’accadimento del momento e all’ambiente culturale circostante, ma qualsiasi tentativo è stato fallimentare. Il mio cervello non ha capito niente e ancora ora ho serie difficoltà a cogliere dove sia il problema. Non dovevano cucinare per noi, non dovevano usare il letto dove Adrian dormiva, non dovevano accompagnarci da nessuna parte…niente, non dovevano fare niente, neanche aspettare perché ci svegliassimo. L’unica differenza rispetto al piano precedente era che avremmo dormito un paio di ore in più, invece che svegliarci alle dieci della mattina.
Niente. Sembravano essere andati completamente nel pallone.
Ora, io fino ad ora ho cercato di evitare di creare problemi, seppur io non sia proverbialmente una persona paziente. Sono poco tollerante, la mia rabbia si accende facilmente e con altrettanto facilità divento una persona assolutamente sfacciata: ma tutto ho voluto fare in modo di premerlo dentro di me fino ad ora, perché devo convivere altre settimane con persone che non sono la mia famiglia e che, fondamentalmente, sono due sconosciuti. Ma ora mi pare un po’ troppo. Sono abituata a vivere da sola, a non avere orari né a Perugia né con la mia famiglia, ad Ascoli Piceno. Io amo la mia libertà, è il concetto base della mia vita: dunque, mi sento profondamente scomoda, nel momento in cui devo spiegare ad altri le ragioni delle mie azioni e a scusarmi per le stesse. Quando è necessario lo faccio, soprattutto qui in Giappone: mi trovo in un contesto caratterizzato da una cultura diametralmente opposta alla mia, perciò mi rendo conto che certe situazioni possono accadere.
Però, come si suol dire da me, ORA ABBIAMO PASSATO LO SFRICIO. Questa cultura ha una tolleranza per l’imprevedibile pari a zero: se un cambiamento che ha significato l’aggiunta di due semplici ore di sonno li ha messi così di malumore, io non oso immaginare cosa farebbero se io mi comportassi come faccio in Italia.
Io, veramente…mi sto sforzando. Ho accompagnato Adrian alla Momoyama e sono tornata indietro, in un viaggio di treno fatto di tre cambi e di una durata di un’ora e mezzo, dove ho avuto tutto il tempo necessario per ragionarci su. E più ci penso, più non trovo una spiegazione: semplicemente riesco solo a dare per inevitabile la differenza culturale che scorre tra me e i Mibu (la mia famiglia…). Sono un essere vivente, sono una donna che vive in una società, e lo so che esistono leggi non scritte che devo rispettare per poter vivere in maniera pacifica con gli altri: ma qui l’armonia è la base, dove per me, invece, vige il concetto di libero arbitrio (seppur, lo so, ampliato all’ennesima potenza).
Io faccio i miei errori, ma non sono l’unica, a quanto pare. Qui tutto gira intorno a regole, al controllo delle circostanze, al rispetto dell’AGREEMENT che abbiamo stabilito con la famiglia. Ma porca miseria…e uscite un po’ da questi schemi! Cercate di capire, a volte…cercate di comprendere e di entrare nell’ottica che non sono parte della vostra cultura. Io cerco di tapparmi autonomamente le ali per poter evitare scontri, ma qui ormai vivo nel terrore di agire, per paura di fare qualcosa di sbagliato. Questa non è convivenza, questo è terrore psicologico!
La mia conclusione, infine, è: non è colpa di nessuno. Io sono fatta così, e non ho intenzione di cambiare, a 23 anni, in Giappone, solo per modellarmi completamente in base alle circostanze. Un minimo di flessibilità forse è necessaria, ma qui è un po’ troppo richiesta da parte mia. E’ difficile capirci a vicenda, e tutte le volte che succede qualcosa del genere con la famiglia giapponese, io sono veramente imbarazzata, perché vedo che io non capisco loro e loro tantomeno comprendono me. Ci sto scomoda, la vivo male questa situazione. E’ come stare dentro un vestito che ti sta stretto: qualsiasi mossa fai si strappa. Puoi andare dal sarto e tentare di rimetterlo un po’ a posto, ma le pezze e le cuciture ci rimangono sempre. Allora, a questo punto, mi compro direttamente un vestito nuovo.
…Il che è seriamente quello che intendo fare: domani andrò a parlare nell’ufficio internazionale per vedere come fare per cambiare alloggio. Non voglio cambiare famiglia, ma cambiare completamente la mia scelta: non so, magari andare alla seminar house fino a febbraio, oppure direttamente in appartamento. Vedremo…veramente, non sono arrabbiata con loro. Sono solo esausta nel mio tentativo di capire ed accettare qualcosa che è troppo distante da quello che sono io.
Io ho un gran bel caratteraccio, lo so, perciò voglio solo liberarli del peso di queste situazioni tese che possono nascere fra noi. Contemporaneamente, io avrò lo spazio e la pace mentale di cui ho bisogno. Già c’ho un certo livello di stress mentale dovuto da una cosa o da un’altra, e sto diventando abbastanza brava a gestirlo; però, altro peso mentale in più sicuramente non fa bene alla mia salute psicofisica!
E tanto per concludere con ragionamenti pragmatici … ho pagato un botto di soldi per andare in una famiglia giapponese, per apprendere i costumi giapponesi e, soprattutto, per poter parlare giapponese. Mi trovo in una famiglia occidentalizzata, dove parlano quasi esclusivamente inglese (e anche se provassi a sforzarmi di parlare giapponese, so che cadremmo tutti in tentazione e parleremmo solo inglese … è normale ed inevitabile. Io preferisco sempre la soluzione più drastica …. avrei preferito dei completi monolingui giapponesi, così che almeno, per forza di cose, la lingua l’avrei imparata!), dove le condizioni igieniche della casa girano completamente intorno alle parole PELI DI CANE (sui vestiti, sul tavolo della cena - che, tra l’altro, i cani non fanno altro che leccare- in cucina, per terra ci sono batuffoli di pelo che volano ovunque manco fossero balle di fieno nel deserto californiano, ma soprattutto…peli di cane nel cibo…e questo non lo posso accettare), dove la colazione non me la passano, ma me la devo fare da sola, seppur talvolta manchino gli ingredienti (…. Ah, cosa che invece dovrebbero darmi, dato che è sottolineato nello strabenedettissimo AGREEMENT divino….guarda un po’!), dove Otousan ha fatto bordello con la connessione wireless, ed ora si è semplicemente stufato di aggiustarlo…e io per connettermi devo andare in sala per poche ore la sera, senza poter comodamente fare ricerche, compiti e presentazioni in camera mia.
Insomma….QUESTO MATRIMONIO NON S’HA DA FARE.